Forse vi sarà sfuggito, anche perché l’avvenimento è stato sottaciuto, oscurato (come è naturale e giusto che sia) dai due gol segnato di Del Piero al Santiago Bernabeu, ma ieri una confederazione di stati al di là dell’Atlantico ha eletto il proprio presidente.
In ordine sparso, riporto frammenti di un giorno che sono contento di avere visto, e che sono certo mi piacerà in futuro ricordare.
Dite quello che volete degli USA, demonizzateli pure tanto dall’estrema sinistra che dall’estrema destra: però durante la campagna elettorale ho visto David Letteman fare a pezzettini un Mc Cain presentatosi nella sua trasmissione perché conscio che nascondersi sarebbe stato peggio: semplicemente, lo considerava un dovere. Qui da noi un candidato non si presenta neppure al confronto pubblico col suo avversario (Rutelli, Veltroni) quando è più giovane, telegenico e dialetticamente preparato, e si presenta solo quando è certo di fare miglior figura (Prodi, D’Alema).
“Con Obama alla Casa Bianca forse sarà più contenta Al Qaeda”. Maurizio Gasparri, meritatamente e pienamente rappresentativo dei senatori del PdL, visto che ne è il presidente. Pacciani non era disponibile, evidentemente.
La cosa che personalmente più mi piace, della vittoria di Obama, è che è stata ottenuta portando una fiumana di persone al voto, invertendo una tendenza, quella all’astensione, comune a tutte le democrazie da decenni. Per chi, come me, crede che qualsiasi alternativa valga la pena di una scelta, e che disinteressarsi della politica sia un errore, è un bel segno.
“Strano, ma nero.” Una volta tanto, anche la prima pagina di Libero può far sorridere. Il Manifesto, invece, dopo la figuraccia di quattro anni fa, quando diede vincente Kerry, aspetta che Obama si sia insediato e abbia preso una dozzina di decisioni, prima di dichiararlo vincente.
Un dubbio: quattro anni fa, John Kerry perse le elezioni sui temi dei matrimoni gay e delle cellule staminali. Dove stracazzo sono finiti, questi temi, se erano così essenziali? Qualche volta, il masochismo dei progressisti sfiora il sublime.
Berlusconi ha definito Bush “il miglior presidente che gli USA abbiano mai avuto”; riesce strano pensare che con Obama possa avere grandi convergenze di opinioni, ma tant’è. In ogni caso, si è offerto di “dare consigli ad Obama”; inizi a suggerirgli l’istituzione di classi differenziate per bambini di famiglia non americana di origine, vediamo cosa ne pensa.
Quattro anni fa, quel destroide del mio amico Michele, mi inondò di una serie di deliranti sms (che da qualche parte conservo ancora) che celebravano la rielezione di Bush. Li ho conservati, oggi glieli faccio rimangiare tutti uno per uno, compreso quello che diceva “W Bush, il presidente che nel nome ricorda la figa”. Temo tuttavia di non sapere fare giochetti con un nome obiettivamente del cazzo come Barack Hussein Obama; mi accontenterò di citare la canzoncina sentita stamattina a Radiopop: “C’è un presidente nero –paraponziponzipo’- e la destra l’ha preso nel culo –paraponziponzipo’….” La vendetta è un piatto che va consumato freddo.
Non c’è niente da fare, a noi di sinistra non riesce di non simpatizzare coi perdenti: ecco, questo Mc Cain così leale per tutta la campagna (mai un colpo basso, e non si può dire altrettanto di quella zoccola della Palin) e così dignitoso nella sconfitta, a me ispira umana simpatia. E non era bushano, per giunta, anzi.
Il suo appello all’unità sotto l’egida del nuovo presidente mi ha commosso quasi quanto l’applauso dei tifosi del Real Madrid a Del Piero.
Un altro dubbio: com’è che basta un genitore nero per definirti “presidente nero” mentre ce ne vogliono due bianchi per fare di te un bianco?
Edit friday, November 11th: to all American people reading any of these pages.
I totally disagree with Berlusconi's racist and dumb remarks about Barack Obama's skin colour.
Please know that I didn't vote for Berlusconi: still, as a proud Italian, I'm ashamed of his unpoliteness.